SAN MICHELE E SAN GIORGIO PATRONI DELLA CAVALLERIA


L'investitura dei cavalieri, dai tempi immemorabili, un po' per tutti gli Ordini, si è fatta sempre pronunciando queste parole:

"Nel nome di Dio,

di S. Michele e di S. Giorgio,

ti creo cavaliere.

Sii fedele e prode."

Formula puntualmente in uso.

L'arcangelo Michele, quindi, dichiarato e invocato patrono principale della cavalleria di tutti i tempi 

Con lui S. Giorgio.

Il nome di Michele, "Chi come Dio?", richiama il gran combattimento tra gli angeli con la vittoria dei buoni sui cattivi. Di lui parla la Bibbia. Il suo nome compare almeno quattro volte. È presentato come il protettore, il difensore celeste dei figli di Israele, il capo degli eserciti di Dio, 1'arcistrega, il grande guerriero, il lottatore vittorioso contro il male. Ebbe culto straordinario fin dalla più remota antichità cristiana. In oriente già a partire dal IV secolo, subito dopo l'editto di Milano del 313.

 Mario Menegazzi " La vittoria del bene sul male"  

A Bisanzio, infatti, lo stesso Costantino costruì un tempio, il Michaelion, a cui fecero seguito almeno altre quindici chiese erette in suo onore. In occidente il culto ebbe inizio nel secolo V. Si trovavano, già all'epoca, chiese a lui dedicate a Milano, Piacenza, Genova, Ravenna e, naturalmente, a Roma. Nessuna meraviglia quindi che il popolo cristiano l'abbia sempre considerato difensore contro le potenze infernali e contro i nemici della Chiesa. Nel medio evo, per esempio, i normanni, i magiari, i turchi.

I popoli germanici, che ebbero costantemente per lui particolare devozione, ponevano la sua immagine sui loro vessilli.

Santuari piccoli o grandi, a lui dedicati, sorsero un po' dovunque, sopra alture collinari o montane, sopra rovine di antichi templi pagani, con l'intenzione, in certo senso, di cristianizzare luoghi nei quali si veneravano le varie divinità. Sulle torri dei castelli era quasi abituale che venisse posta la sua effige.

Il riscontro più prestigioso lo si ha a Roma, in Castel S. Angelo. La imponente mole costruita da Adriano, con alla sommità una quadriglia di bronzo, guidata dal sole, trasformata poi in fortezza e poi ancora in prigione. Ora incorona questo insigne monumento la statua in bronzo dell'arcangelo Michele con la spada in pugno.

Il santuario però più caratteristico e più famoso a lui dedicato è certamente quello del Monte Gargano, presso Siponto, l'attuale Manfredonia (Foggia). Una grande caverna nel ventre della roccia, alla quale si accede per mezzo di una lunga e disagevole gradinata che, ad ogni pianerottolo ricavato per la sosta, propone scritte e immagini che incutono timore e richiamano a realtà ultraterrene. Una fra tutte: "Questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del cielo".

Nei pressi del santuario, l'otto maggio 663, ebbe luogo una furiosa battaglia navale tra longobardi e saraceni. I longobardi, che ebbero la meglio, attribuirono la vittoria all'arcangelo Michele da molto tempo venerato nella zona e del quale diffusero e incrementarono ulteriormente il culto.

Nel santuario una splendida statua marmorea raffigura l'arcangelo. È custodita in un'urna d'argento e cristalli di Boemia, poggiante su un masso roccioso racchiuso da lastre di marmo. È opera del Sansovino, in bianco di Carrara, forse il capolavoro.

È noto che gli ideali della cavalleria, dei quali i membri sono stati sempre orgogliosi e per i quali si sono costantemente battuti sono: la difesa della fede cattolica e della Chiesa, il sostegno della giustizia, la protezione dei deboli e degli oppressi.

Sembra di poter affermare che la scelta di un tale patrono sia stata fatta proprio quasi per condividere gli altissimi compiti che gli sono attribuiti e che tali impegni siano, in un certo senso, da lui derivati.

Asolo 22 Maggio, 1993

Monsignor F. Zanacchi

Aloso 1993

Cerimonia d'investitura di Dame e Cavalieri

nella Cattedrale di S. Maria Assunta